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Tassi negativi su conti correnti e depositi: cosa fare?

Dr. Luca Loiacono
tassi negativi

Tassi negativi su conti correnti e depositi: cosa fare?

Torna di grande attualità l’attenzione sui tassi, molti dei quali sono in “territorio negativo”. Cosa significa? E’ semplice. Proviamo subito a fare un esempio concreto.
Nelle ormai rare occasioni in cui su un conto corrente libero (o su un deposito a vista o su un deposito vincolato) venga concesso un tasso “attivo”, quindi superiore allo zero, in ogni periodo di rilevazione (trimestrale, semestrale o annuale), vengono calcolati gli interessi sulla base del meccanismo del c.d. “saldo per valuta”.
In sintesi, le operazioni effettuate vengono riordinate per valuta, anziché per data operazione.
La valuta è il giorno a partire dal quale, per convenzione, vengono calcolati gli interessi. Pertanto, tutto ciò verificato, vi sarà l’accredito, pur modesto, di una determinata somma a favore del depositante che rappresenta la remunerazione delle giacenze.

Proviamo ad ipotizzare il caso contrario: l’applicazione di tassi negativi.
Uno dei massimi dirigenti di una nota banca internazionale ha pubblicamente dichiarato l’intenzione del suo Istituto di applicare alla clientela un tasso negativo sui depositi visto l’andamento attuale proprio del mercato dei tassi.
Non discuto, per motivi etici, né la dichiarazione in quanto tale né tantomeno l’opportunità di una tal pratica. Mi limito a dire che l’applicazione di tassi negativi genera un addebito per il Cliente, il quale si ritrova sul proprio deposito una somma progressivamente inferiore.

Cosa fare? Prima di tutto, fuggire dal luogo comune del “mi porto via tutti i soldi e li metto nel materasso”, una trappola mentale molto comune ed estremamente dannosa poichè drena liquidità dal sistema, provoca rallentamenti all’economia ed espone al rischio di furti nelle proprie abitazioni; inoltre, occorre abbandonare l’altro luogo comune del “non faccio nulla”, altra trappola mentale che porta al “costo della mancata decisione”, di cui abbiamo parlato in altra pubblicazione.

Quindi, cosa fare? Portarsi progressivamente, senza sollecitazioni ma con opportuno tempismo, verso l’allocazione dei propri risparmi in “gestione attiva”, preferibilmente caratterizzata da flussi cedolari periodici, investendo “cum grano salis” nell’economia reale, secondo le proprie attitudini e propensioni personali.
Tutto questo emergerà dal profilo MIFID e da un attento e rigoroso confronto con professionisti accreditati, com’è auspicabile in tutti i settori.


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