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Anamnesi del profilo dell’investitore (Parte 2)

Dr. Luca Loiacono

Anamnesi del profilo dell’investitore (Parte 2)

In un precedente elaborato, abbiamo fornito alcuni elementi utili per comprendere come allocare al meglio il patrimonio del cliente attraverso la somministrazione della MIFID, nota anche come “Questionario dell’investitore”.

Proseguendo in tale disamina, giova evidenziare i seguenti capitoli che seguono del predetto questionario:

– il quarto capitolo afferisce agli obiettivi di investimento che presuppongono un importante discernimento tra un’eventuale attitudine “conservativa” o una “speculativa” oppure un giusto ed equo bilanciamento tra esse. Questa disamina va di pari passo rispetto ai c.d. “orizzonti temporali attesi” e, in tal senso, è utile osservare la diffusa attitudine dei risparmiatori a considerare il “lungo termine” non più lontano di 2-3 anni. Questa “distorsione percettiva” gioca spesso un ruolo focale. Infatti, dal punto di vista tecnico, il “lungo termine” è tutto ciò che eccede i 7 anni. A questa distorsione, se ne aggiungono altre che complicano il processo anamnestico, richiedendo ulteriori approfondimenti;

– il quinto capitolo si presenta lievemente più sintetico in quanto porta ad approfondire il numero di operazioni in titoli effettuate dal risparmiatore negli ultimi 12 mesi, specificando altresì la tipologia dei titoli trattati;

– il sesto capitolo consente un’approfondita ricognizione del patrimonio immobiliare, finanziario e reddituale, a partire dal presunto valore di mercato degli immobili di proprietà, proseguendo con la quantificazione delle disponibilità liquide risiedenti su tutte le banche relazionanti ed, infine, la previsione di potenziali spese straordinarie per i successivi 12 mesi;

– il settimo capitolo è riservato alla conoscenza del mondo assicurativo, limitatamente al sapere se il risparmiatore detiene prodotti assicurativi ed a quale prodotto/servizio di questo comparto penserebbe ove gli fosse proposto. Ad esempio: copertura del rischio di premorienza, invalidità, malattie gravi, previdenza complementare, polizze a contenuto misto assicurativo – finanziario, ecc.;

– l’ottavo ed ultimo capitolo è riservato all’autovalutazione comportamentale che sconfina in aspetti psicologici, ascrivibili alla sfera evolutiva e personale.

Si sta recentemente discutendo molto sull’opportunità di delegare al risparmiatore una sorta di “autodiagnosi” e da più parti, si invoca l’opportunità di cassare questo approfondimento. Al momento, la discussione resta aperta anche se, prudenzialmente, ancora oggi si ritiene l’assunzione di queste informazioni estremamente utile per la costruzione del profilo.

Proprio la “costruzione del profilo” è la risultante del questionario che, per la sua profondità, per la sua capacità d’esame, nonché per la sua valenza “predittiva”, risulta il vero, unico strumento per collocare il prodotto/servizio giusto alle persone giuste.

Seguirà, poi, da parte dell’incaricato dell’ente finanziario, la costruzione del portafoglio da proporre al risparmiatore attraverso l’utilizzo di idonei ed opportuni strumenti, atti a collazionare le informazioni e ad effettuare il “matching”. Tutto ciò al fine di garantire, compatibilmente con gli andamenti della c.d. “economia reale”, la preservazione del capitale e l’erogazione dei conseguenti rendimenti.

Giova, in ultimo, far richiamo all’articolo pubblicato in precedenza ed intitolato “Asset allocation” a cui si rimanda.

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