+39 080 5227462    +39 080 2142163
segreteria.slr@didiritto.it

Rappresentanza e assistenza della persona non autosufficiente: interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno (Parte 2 di 3) - L’inabilitazione -

Avv. Vittorio De Rosas - Dott.ssa Elena Sofia Macchia

Rappresentanza e assistenza della persona non autosufficiente: interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno (Parte 2 di 3) – L’inabilitazione –

Preambolo

Diverse sono le cause che possono determinare in un soggetto la perdita – o la mancanza ab origine – della capacità di autogestirsi: patologie mentali, quali alterazioni o menomazioni psichiche o cognitive, oppure condizioni di infermità fisica tali da impedire una cosciente e libera manifestazione della volontà. Per questi soggetti, il Codice Civile appresta una serie di tutele, calibrate a seconda delle esigenze, sicché possa provvedersi ai loro interessi.

Le norme di riferimento

Artt. 404 – 413 c.c. (amministrazione di sostegno); artt. 414 – 432 c.c. (interdizione e inabilitazione).

La giurisprudenza di riferimento

Corte Cost. sent. del 9 dicembre 2005, n. 440; Cass. Civ. Sez. I, sent. del 12 giugno 2006, n. 13584; Cass. Civ. Sez. I, sent. del 22 aprile 2009, n. 9628; Cass. Civ. Sez. I, sent. del 26 ottobre 2011, n. 22332; Cass. Civ. Sez. I, sent. del 26 luglio 2013, n. 18171; Cass. Civ. Sez. I, sent. del 11 settembre 2015 n. 17962.

La questione

Nel momento in cui una persona non è in grado di provvedere a se stessa e di assumere decisioni essenziali per la cura dei propri interessi, per i suoi familiari è possibile ricorrere a tre diversi rimedi: interdizione, inabilitazione o amministrazione di sostegno.
Come orientarsi nella scelta della soluzione più adeguata per il proprio caro?

Effetti decisamente meno invalidanti e una maggior elasticità caratterizzano l’istituto dell’inabilitazione. Disciplinata agli artt. 415 e ss. c.c., è concepita per:

  • l’infermo di mente, il cui stato non è peraltro talmente grave o permanente da richiedere l’interdizione
  • il soggetto tendente alla prodigalità o all’abuso di bevande alcoliche o stupefacenti, in misura tale da esporre se stesso o la propria famiglia a gravi pregiudizi economici;
  • il cieco o sordomuto dalla nascita: nonostante la pienezza delle facoltà cognitive e razionali, le difficoltà percettive potrebbero rivelarsi tanto invalidanti da impedire un’autonoma gestione dei propri interessi.

Come già anticipato, gli effetti di una dichiarazione giudiziale di inabilitazione comportano restrizioni minori alla libertà del beneficiario. In particolare, il “curatore” compie per conto – ma non in nome – dell’inabilitato solo gli atti eccedenti la normale amministrazione del patrimonio, ossia tali da intaccarne la consistenza e previo il consenso dello stesso inabilitato, la cui volontà non è sostituita, come nella tutela, ma integrata. In caso di conflitto tra il volere del rappresentante e del rappresentato, l’inabilitato può ricorrere al Giudice Tutelare.
Il Giudice, in una valutazione quanto più possibile oggettiva degli interessi del ricorrente, può anche rigettare la domanda e riconoscere le ragioni del curatore. In tal caso, lo stesso Giudice può provvedere alla nomina di un curatore speciale, per il solo compimento dell’atto oggetto di conflitto.
L’incarico del curatore non è soggetto a termine se svolto dal coniuge, dal convivente, dagli ascendenti o discendenti. Per soggetti diversi, non può eccedere i dieci anni.
Circa gli aspetti procedurali, l’inabilitazione è soggetta alla stessa disciplina dell’interdizione, compresa la revoca (vedi parte 2).

(Parte 1 di 3)

(Parte 3 di 3)


Leave a Reply