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Osservazione del bambino: la funzione del pedagogista e l’intervento pedagogico-clinico

Dott.ssa Rosa Magaraggio

Osservazione del bambino: la funzione del pedagogista e l’intervento pedagogico-clinico

Durante lo sviluppo del bambino ci sono molti aspetti destinati a mutare, tra cui il comportamento.
Quest’ultimo rappresenta una variabile in continuo cambiamento poiché assoggettata al contesto, all’ambiente, agli stimoli a cui il piccolo è esposto.
La letteratura pedagogica evidenzia, infatti, che a “parità” di competenze di partenza, due bambini sottoposti a stimoli e ad ambienti differenti, sviluppano abilità non uguali per raggiungere uno stesso obiettivo.

Ma come si può intervenire su una difficoltà emergente e quindi nelle sue fasi iniziali, rispetto ad un intervento, essenziale ugualmente, su una difficoltà che è in parte ormai consolidata?
Qui subentra l’osservazione precoce, ovvero un’osservazione di tipo sistematico, atta a cogliere i dettagli del processo evolutivo del bambino ed eventuali problematiche o difficoltà.

L’aggettivo “precoce” risulta centrale: i primi apprendimenti sono fondamentali per la maturazione delle competenze di base del bambino e quindi, la rilevazione di eventuali difficoltà nei primissimi mesi di vita dell’infante permette di agire tempestivamente, progettando e attuando percorsi mirati al recupero della difficoltà osservata ed al potenziamento delle altre abilità possedute, sempre con il coinvolgimento diretto dei genitori, sia nella fase osservativa, sia nella condivisione delle azioni progettate.

In generale, comunque, l’intervento è sempre consigliato, in qualunque momento dello sviluppo del bambino si individui la problematica.
Tuttavia, seppur in situazioni di evidente difficoltà, si tende a far trascorrere molto tempo prima di rivolgersi ai professionisti dell’infanzia e chiedere una consulenza, che in questo caso sarà di tipo pedagogico-clinica.
La motivazione è essenzialmente di comprensibile “paura” dell’adulto circa il problema manifestato dal bambino, le modalità degli interventi, ma anche di scarsa conoscenza della problematica, dei suoi sintomi e dell’inesperienza nella rilevazione di questi.

Per rendere il momento dell’osservazione il più trasparente possibile e coinvolgere e sostenere il genitore (o l’adulto che lo richiede) in tutte le fasi del processo di intervento, preliminarmente, si offre sempre una serie di informazioni circa i metodi, le procedure e gli elementi sui quali si lavora durante gli incontri.

Ad esempio, nello specifico, in un bambino con “difficoltà” (siano esse emergenti o consolidate), tra gli elementi più importanti, si osservano:

  • temperamento;
  • eventuali traumi (fisici-emotivi);
  • i pattern di attaccamento;
  • eventuale esigenza di autoaffermazione;
  • stili educativi e di accudimento del/dei genitore/i;
  • eventuali risposte comportamentali aggressive, anche con i pari;
  • lo stadio di maturazione del cervello;
  • eventuali difficoltà nel fronteggiare una situazione nuova;
  • se è presente, rilevazione di difficoltà nell’espressione del proprio stato d’animo o di eventuale scarsa conoscenza del lessico emotivo;
  • proprietà linguistiche;
  • aspetti psicomotori.

Dunque, il Pedagogista clinico interviene, sia singolarmente che in équipe, al fine di fornire una propria valutazione e realizzare progetti e interventi pedagogici mirati alla riduzione delle difficoltà rilevate.

Il percorso di osservazione e valutazione, per poter essere efficace, deve essere così articolato:

  • Primo colloquio con i genitori, durante il quale si raccolgono informazioni rilevanti;
  • Osservazione individuale del bambino o in presenza del genitore, qualora il bambino non è pronto al distaccamento genitoriale;
  • Restituzione alla famiglia della lettura dell’osservazione e presentazione della progettazione dell’intervento clinico;
  • Eventuale orientamento a consultare anche altri professionisti con cui il Pedagogista Clinico si mette in contatto e in collaborazione;
  • Inizio del percorso Pedagogico Clinico e integrazione degli interventi negli ambiti più rilevanti per il bambino, come, ad esempio, la scuola;
  • Valutazione periodica dell’andamento dell’intervento ed eventuali risultati riscontrabili attraverso incontri con la famiglia;
  • Relazione su richiesta.

Il Pedagogista Clinico, in sintesi, risulta un professionista con competenze ampie poiché non si rivolge esclusivamente al bambino, intervenendo solo sulle difficoltà di quest’ultimo, ma è anche figura di supporto al genitore e sostegno alla genitorialità in senso più vasto, diventando punto cardine di un nuovo equilibrio tra il bambino, i suoi adulti significativi e i contesti di vita dei quali il nucleo familiare è parte.


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