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Le diete vegetariane e vegane comportano rischi per la salute?

Dott.ssa Angela Maria Di Natale
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Le diete vegetariane e vegane comportano rischi per la salute?

La grande  attenzione nei confronti delle diete che escludono carne e pesce nasce dal fatto che possono comportare qualche rischio, soprattutto  nei primi anni di vita.
I maggiori rischi sono rappresentati da carenze nutrizionali e il basso apporto calorico, con conseguenti disturbi della crescita.

Una dieta vegana risulta sicuramente carente di  vitamina B12, una vitamina fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale, contenuta praticamente solo negli alimenti di origine animale. In particolare la sua carenza determina nel bambino debolezza, anemia anche importante,  danni neurologici più o meno gravi.
Una dieta  vegetariana può essere altrettanto carente di vitamina B12 a meno di non assumere una quantità molto elevata di latte e uova il cui eccessivo introito, risulta sconsigliato per altri versi.
Nelle diete veg possono risultare carenti anche il ferro, lo zinco, il calcio, gli acidi grassi omega-3 di tipo DHA, vitamina A e altre vitamine del gruppo B. I livelli di queste sostanze sono condizionati anche da vari fattori, come ad esempio l’apporto complessivo di fibre. L’eccesso di fibre può ridurre infatti  la capacità di assorbimento di alcune sostanze da parte dell’organismo.

Per quanto riguarda l’apporto calorico, potrebbe essere troppo basso specialmente nel caso in cui  la dieta vegana sia particolarmente stretta e il bambino ancora piccolo, tra i sei mesi – il momento dello svezzamento – e i due anni.  Molti alimenti vegetali hanno infatti una scarsa densità energetica e se la dieta non è esattamente bilanciata vi è la  possibilità che il bambino si senta comunque sazio (a causa della sensazione di riempimento e di sazietà che questi inducono) . Il risultato pericoloso è che il bambino non riceva abbastanza energia per crescere.

Per questi importanti motivi gli esperti della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) hanno deciso di approfondire, attraverso un Position Paper, il problema dell’adeguatezza delle diete vegetariane relativamente alla crescita e allo sviluppo neurocognitivo dei bambini, oltre agli effetti di questi regimi alimentari come fattori di esposizione (sia di rischio che di prevenzione) per le patologie trasmissibili e non trasmissibili e per i disturbi della condotta alimentare, sulla base della ricerca e della valutazione delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili, gestite secondo criteri metodologici validati.

E’ necessaria dunque una dieta ben organizzata:
Latte: che sia al seno o artificiale, l’allattamento del bimbo non dovrebbe comunque essere interrotto per il tutto il primo anno di vita visto che il latte materno o formulato costituisce un’ottima fonte di energia, proteine, calcio e acidi grassi. 
No assoluto, invece, da parte degli esperti, al fai da te con bevande vegetali a base di riso, soia, avena o altro prima dei 12 mesi. Non sono nutrizionalmente adeguate.
Energia: soprattutto nei primi mesi dopo lo svezzamento e comunque nei primi due anni di vita del bambino, meglio puntare su cibi ad alto contenuto energetico e basso contenuto di fibre, per evitare il rischio di disturbi della crescita e malassorbimento di nutrienti. 
Proteine: grazie a latte e uova, secondo gli scienziati del settore, i bambini vegetariani non hanno sicuramente problemi di carenza di proteine.
Calcio: sono molti i prodotti di origine vegetale che ne contengono una buona quantità: “la soia, con i derivati tempeh e tofu (ma quest’ultimo solo se preparato con solfato di calcio, come espresso in etichetta)” spiega Goggi. “Tra le verdure: broccoli, cime di rapa, carciofi, cardi, cicoria, indivia, rucola, crescione, radicchio verde, tarassaco.
Bevande e yogurt vegetali addizionati di calcio (l’informazione è sempre riportata in etichetta), mandorle e sesamo e le rispettive creme, fichi secchi. Infine, anche l’acqua di rubinetto e ancora di più le acque in bottiglia ricche di calcio sono buone fonti di questo minerale
”.
Acidi grassi omega 3: sono importantissimi per lo sviluppo del cervello, della retina e del sistema cardiovascolare del bambino. “Si pensa sempre al pesce come fonte di questi grassi, ma ci sono anche alcuni cibi vegetali che ne contengono quantità elevate e cioè l’olio di semi di lino, seguito da semi di lino e di chia (attenzione, però: devono essere macinati, meglio ancora se al momento del consumo) e dalle noci”.
Ferro: è un dato di fatto che gli alimenti vegetali contengano ferro in una forma meno assimilabile da parte dell’organismo rispetto ai prodotti animali, tuttavia si può fare molto per superare questo limite. Oltre a puntare su alimenti che ne sono particolarmente ricchi, come i legumi, i cereali integrali (per i bimbi più grandi), noci e semi, è bene sapere che sostanze come la vitamina C e il beta-carotene ne promuovono l’assorbimento – ecco perché in genere se ne consiglia l’associazione con il succo di limone – mentre altri alimenti e bevande (tè, caffè, cacao) lo ostacolano.
Inoltre, si ricorda che anche alcune pratiche come l’ammollo dei legumi o la loro fermentazione riducono il contenuto di sostanze (i fitati) che ostacolano l’assorbimento non solo di ferro, ma anche di zinco.
I cereali fortificati con ferro, infine, possono essere utili per massimizzare l’apporto di questo minerale nella dieta, almeno per i bambini fino a due anni di vita (quando dovrebbero essere limitati i cereali integrali).


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