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Le implicazioni psicosociali del cancro: il ruolo della famiglia

Dott. Francesco Giotta
cancro e famiglia

Le implicazioni psicosociali del cancro: il ruolo della famiglia

La patologia neoplastica non colpisce mai solo il soggetto malato, ma coinvolge l’intero nucleo familiare per l’elevato investimento emozionale che determina. L’affrontare questa malattia, infatti, non è un evento facilmente assimilabile per qualsiasi sistema familiare poiché implica una serie di ripercussioni sugli equilibri relazionali domestici.

Il legame familiare, infatti, oltre a vincolare la persona ad un ruolo, si configura come risorsa in quanto definisce, organizza, crea relazioni.

Il coinvolgimento della famiglia, inoltre, al di là degli aspetti emotivi che sopraggiungono contestualmente alla comunicazione della diagnosi, assume un ruolo più sostanziale nel momento in cui essa deve sostenere il c.d. “peso della cura” (burden of care).
Infatti, se da un lato i programmi di ospedalizzazione a domicilio rispondono ad un’esigenza di razionalizzazione dell’assistenza oncologica domiciliare, potendo garantire livelli di assistenza adeguati oltre che ad avere un riscontro positivo sulla qualità della vita dell’assistito, dall’altro lato essi hanno aumentato il carico di responsabilità per i cosiddetti caregivers, ovvero i componenti della famiglia più direttamente coinvolti nell’assistenza, i quali possono avere, nel tempo, ripercussioni sulla salute fisica e mentale.

Il carico soggettivo e la salute mentale dei caregivers e lo stato di salute fisica e mentale del familiare malato di cancro sono infatti interdipendenti e spesso i livelli di sofferenza psicologica sono addirittura più marcati tra i familiari che tra gli ammalati stessi.

Tra gli indicatori “soggettivi” del carico assistenziale percepiti dai familiari vengono considerati il senso di fatica e l’insonnia che in alcuni studi è stata stimata finanche nel 95% dei caregivers e che si dimostra particolarmente correlata all’insorgenza di sintomi depressivi ( emergenti in circa il 50% dei casi). Il processo di cura di una persona malata di cancro implica, di fatto, un’assistenza continua che può arrivare a coprire anche circa 11 ore giornaliere di cura diretta e quasi altrettanto di pura compagnia; inoltre, se il caregiver è il coniuge del paziente e per di più è in età lavorativa, le possibilità di fornire sostegno al proprio caro risultano limitate.
Da qui, la necessità di ricorrere ad aiuti esterni per soddisfare i bisogni assistenziali del congiunto.


Tra gli aspetti della sofferenza del paziente più rilevanti in termini di impatto sulla famiglia, invece, è da annoverare, in particolare, il dolore. Infatti, i sentimenti di impotenza e inaiutabilità rispetto all’esperienza del dolore rappresentano gli aspetti emotivamente più gravosi da affrontare per i familiari ammalati di cancro.

L’esperienza corrente dimostra, inoltre, che esiste una serie di bisogni espressi con particolare frequenza dai caregivers:

  • il bisogno di informazione e richiesta di aiuto in riferimento ai compiti di assistenza pratica e di aiuto emotivo, che alcune volte confligge con la difficoltà di rispettare il desiderio di indipendenza e di riservatezza del congiunto ammalato, non sempre disponibile ad accettare un aiuto esterno alla famiglia;
  • la necessità di un sostegno economico per l’assistenza al malato, in alcuni casi particolarmente gravosa;
  • il fisiologico bisogno di tempo libero e riposo da parte dei familiari coinvolti nel processo di cura.

La presenza di un buon supporto sociale, a partire dall’interno della famiglia stessa, costituisce una fattore protettivo rispetto al carico assistenziale; infatti un buon funzionamento familiare costituisce un fattore predittivo di un buon adattamento al caregiving: le difficoltà tra i familiari si appianeranno se ci sarà stato un buon adattamento alla nuova situazione, sia da parte del paziente che degli altri membri del sistema familiare.

Una comunicazione chiara sarebbe auspicabile anche fra gli operatori e i pazienti e tra gli operatori ed i membri della famiglia: far sentire al malato che attorno a lui c’è comprensione, sostegno, accoglimento e soprattutto collaborazione tra chi lo ha in cura e la famiglia, lo aiuterà a sviluppare un migliore adattamento.

In conclusione, l’onere dell’assistenza al malato di cancro ricade pesantemente sulle famiglie che pagano un prezzo elevatissimo in termini esistenziali, economico-sociali e di salute fisica e mentale; pertanto, assistere le famiglie per assistere meglio l’ammalato di cancro costituisce oggi un obiettivo sanitario essenziale.

Una menzione particolare meritano gli interventi rivolti alla migliore gestione del carico emotivo correlato alla cura, in cui il volontariato, opportunamente organizzato e preparato ai compiti di assistenza mediante interventi di gruppo condotti assieme ai familiari, potrebbe essere una risorsa da sfruttare.


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