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Decreto coronavirus: andare in giro inutilmente vuol dire commettere un reato!

Avv. Dario De Serio

Decreto coronavirus: andare in giro inutilmente vuol dire commettere un reato!

– ATTENZIONE: le disposizioni richiamate nel seguente articolo sono state abrogate dal Decreto Legge 25 marzo 2020, n. 19 (in vigore dal 26/03/2020) –
Per informazioni sulle nuove disposizioni leggi l’articolo:
Decreto coronavirus: andare in giro inutilmente ci potrebbe costare moltissimo!

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 ha stabilito il divieto per chiunque di transitare lungo le nostre strade, all’interno ed al di fuori del proprio Comune di residenza, se non per comprovate esigenze lavorative, di salute o di vita quotidiana.
Comprovate significa che devono essere dimostrabili (es. chi va al supermercato deve fornire alle forze dell’ordine lo scontrino, stesso dicasi per chi va in farmacia, per chi va a lavoro -i lavoratori dipendenti- le forze dell’ordine raccolte le informazioni circa il luogo di lavoro, potranno recarsi dal datore di lavoro per verificare se la persona fermata si era recata a lavoro a quell’orario, sì da verificare concretamente la veridicità delle autocertificazioni).
Il suggerimento è di scaricare e stampare l’autocertificazione, compilarla in ogni sua parte e tenerla con sé in auto, per esibirla a richiesta.

Ovviamente l’invito, per il benessere di tutti, è di stare in casa affinché si possa uscire quanto prima da questo incubo economico e lavorativo nel quale ci troviamo.

Andiamo nel dettaglio della normativa.

In questi giorni pattuglie e posti di blocco fermano a campione,  cioè in maniera del tutto casuale, le autovetture che passano sulle nostre strade, chiedendo le ragioni del transito.
Nel momento in cui quel transito non dovesse risultare rientrante in quelle esigenze stabilite dalla legge – di salute, di vita quotidiana o lavorative, quindi transito non essenziale – le forze dell’ordine possono:

  • procedere ad identificare la persona, cioè gli fanno rendere dichiarazioni circa le sue generalità;
  • richiedere l’elezione di domicilio, cioè gli chiedono dove voglia ricevere le comunicazioni giudiziarie che seguiranno (è fondamentale che l’elezione del domicilio venga fatta presso la propria residenza e non presso lo studio dell’avvocato);
  • designare un difensore di fiducia (che dovrà indicare la persona fermata) ovvero ne sarà nominato altri d’ufficio;
  • per l’effetto, comunicare notizia di reato per la violazione dell’art. 650 del c.p. Tale articolo prevede che «chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentoseieuro». Nell’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità rientra “circolare immotivatamente, in dispregio al richiamato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri“. Questa è una contravvenzione (da non confondere con la violazione del codice della strada, cioè il divieto di sosta o l’eccesso di velocità): una contravvenzione in senso tecnico è un reato, vuol dire che da quel momento scatta un procedimento penale a carico di chi viene fermato. In genere a seguito di contravvenzione viene irrogata un’ammenda. Non fatevi ingannare dal fatto che ammenda corrisponda a multa, l’ammenda è una pena prevista dal nostro Codice Penale alla stessa stregua della reclusione e dell’arresto. Il pagamento di quella ammenda corrisponde all’esecuzione della pena e quindi viene annotata nel casellario giudiziale della persona, la quale, quindi, da quel momento non sarà più incensurata, con  ogni conseguenza dal punto di vista della vita successiva: lavoro, concorsi, concessioni, autorizzazioni, appalti, ecc.

Ed allora come fare?

In primis: NON USCITE inopinatamente.

Nella malaugurata ipotesi doveste essere fermati per accertamenti e vi fosse irrogata un’ammenda: NON PAGATE, pagare equivarrebbe a riconoscere il reato, con le annotazioni conseguenti di cui si è detto.

Contattate immediatamente l’avvocato di fiducia oppure l’avvocato d’ufficio ai recapiti che le forze dell’ordine sono tenuti a darvi.
Nei mesi successivi in busta verde o in consegna diretta da parte delle forze dell’ordine territorialmente competenti, riceverete  la notifica del “decreto penale di condanna”, che proviene dalla Procura del Tribunale competente per territorio. Entro 15 giorni dalla notifica di quel decreto, potrete proporre opposizione al fine di  trasformare quell’ammenda in oblazione, cioè in una somma da pagare che a quel punto, e solo una volta trasformata con l’opposizione al decreto penale di condanna, permetterà l’estinzione del reato.

Per riassumere:

  • se venite fermati e non fornite idonea giustificazione della vostra circolazione, potete sentirvi contestare la violazione dell’art. 650 c.p.; contattate immediatamente il vostro avvocato di fiducia o l’avvocato d’ufficio che vi viene assegnato; non pagate assolutamente l’ammenda ex art. 650 cp; entro il termine di 15 gg dalla notifica del decreto penale di condanna, che seguirà dovrete fare richiesta di oblazione e, quando concessa l’oblazione, provvederete a pagare la somma di denaro che sostituirà l’ammenda inizialmente data. Tanto consentirà l’estinzione del reato e rimarrete incensurati!
  • Avverto: se il comportamento viene reiterato ed intercettato dalle Autorità, i provvedimenti sanzionatori potranno essere più gravi, fino all’arresto, come previsto dalla norma.

Il reato per l’inosservanza del provvedimento dell’Autoritá può concorrere con il reato ex art. 483 c.p. che recita: «Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni».
Quindi ben attenzione a quello che fate (non uscite!) e quello che dichiarate alle forze dell’ordine che raccolgono la vostra autocertificazione: ove risulti falsa la vostra attestazione, la pena è la reclusione. La difesa del vostro operato si complica significativamente, con incidenza anche sulle spese legali da sostenere.

Comunque, CE LA FAREMO!

Scarica qui l’autocertificazione da compilare e stampare
(modello editabile, modificato sulla base delle nuove disposizioni introdotte dal dpcm 22 marzo 2020)


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