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DALLA BREXIT ALL’OLANDA: perché Amsterdam è la nuova capitale economica dell’Unione Europea?

Dr. Saverio Campanale

DALLA BREXIT ALL’OLANDA: perché Amsterdam è la nuova capitale economica dell’Unione Europea?

Preambolo

È noto come il processo che potrebbe concludersi con il Regno Unito fuori dall’Unione Europea sia nelle fasi conclusive benché ci siano ancora dubbi e tensioni di natura politica che attanagliano i leaders britannici sul come e quando questo evento possa manifestarsi definitivamente.
È anche noto che Londra sia da sempre considerata come la “New York europea”, da un lato per l’immenso numero di società che ne costituiscono il cuore pulsante dal punto di vista finanziario, dall’altro per la maggiore flessibilità del common law, soprattutto nel diritto societario e nelle stesse operazioni finanziarie, rispetto al civil law continentale (ordinamento giuridico Italiano compreso) spesso più rigoroso e attento alla “forma” che, a volte, poco si presta alla dinamicità e alla velocità con cui gli scambi commerciali avvengono nel resto del mondo.

La questione

Il dominio londinese, però, potrebbe volgere al termine. Nell’ultimo anno, infatti, moltissime società leader nei propri mercati di riferimento, hanno optato per lo spostamento della propria sede legale da Londra ad Amsterdam, nei Paesi Bassi. Solo per citar due esempi, Panasonic e Sony vorrebbero consolidarsi sul mercato continentale con una nuova sede legale, proprio ad Amsterdam. La stessa città che, già da tempo, ospita la sede legale europea di Nike, Canon EMEA ed Intertrust, fra le tante. Senza parlare del mercato delle c.d. law firms (studi legali internazionali) molto fiorente nel quartiere Zuidoost, dove ha visto i suoi natali la “italiana” FCA (Fiat Chrysler Automobiles NV) con l’aiuto di uno degli studi legali internazionali più importanti d’Olanda e del mondo coinvolti nell’operazione.
Potrebbero esserci tantissimi altri esempi, ma a questo punto la domanda sorge spontanea: perché l’Olanda? Alcuni esperti, tra cui Asper von Teeffelen, ricercatore di Somo, e Arnold Merkies, ex deputato e oggi coordinatore di Tax Justice Network in Olanda, e Francis Weyzig, ricercatore di Oxfam Novib, spiegano cosa sta accadendo da anni nel loro paese a causa dello strapotere dei colossi imprenditoriali americani e non solo. «L’Olanda – spiegano – non è un vero paradiso fiscale ma è un facilitatore di sistemi fiscali aggressivi che fanno perno sui Paesi Bassi. È un punto di passaggio per imprese che non avrebbero nessun altro motivo, se non quello fiscale, per aprire un ufficio da queste parti». Inoltre, particolari forme giuridiche del diritto olandese riescono a rispondere alle esigenze di queste società, come ad esempio le CV (commanditaire vennootschap) che possono essere equiparabili alle società in accomandita semplice italiane e che, spesso, si trasformano in veri e propri “fantasmi” in quanto i partner che le costituiscono risiedono fuori Olanda, facendo emergere una falla nel sistema fiscale in quanto gli introiti fiscali non vengono corrisposti.

Opportunità

Ad ogni buon conto, tralasciando per un attimo le grandi multinazionali, l’Olanda potrebbe costituire un’ottima opportunità per gli imprenditori italiani, anche e soprattutto di piccole e medie imprese, in quanto da sempre i Paesi Bassi e le sue regole in questo ambito sono particolarmente “amiche delle imprese”. Moltissimi sono gli imprenditori italiani già strutturati sul territorio olandese (soprattutto in ambito food and beverage, per ovvie ragioni) ma ciò non toglie che anche altre professionalità possano essere accolte in questo territorio ricco di opportunità, ognuna con le proprie esigenze. Senza contare, inoltre, la possibilità di ricorrere a moltissimi strumenti di credito offerti dall’Unione Europea tramite vari progetti, al fine favorire l’innovazione, in favore delle piccole e medie imprese in diversi ambiti, uno su tutti Horizon 2020. Che dire, dunque. L’Olanda vi aspetta!