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Consenso informato in ambito medico

Avv. Liana Barracane

Consenso informato in ambito medico

La circostanza della sussistenza di un modulo di “consenso informato” sottoscritto nulla prova sulla idonea informativa fornita all’utente al momento della somministrazione del trattamento sanitario, circostanza la cui prova incombe sulla struttura erogante.

La suprema Corte (Cass. civ. n. 1698/2006; Cass. civ. n. 9085/2006; Cass. civ. n. 10297/28.05.2004; Cass. civ. n. 3492/11.03.2002; Cass. civ. n. 11001/14.07.2003; Cass. civ. 11316/21.07.2003; Cass. civ. n. 577/11.01.2008) ha costantemente inquadrato “la responsabilità della struttura sanitaria nella responsabilità contrattuale sul rilievo che l’accettazione del paziente (…) ai fini di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto”.

Il rapporto fra struttura e paziente più recentemente è stato riconsiderato in termini autonomi dal rapporto paziente-medico e riqualificato come un autonomo e atipico contratto a prestazione corrispettiva, al quale si applicano le regole ordinarie sull’inadempimento fissate dall’art. 1218 c.c. (Cass. Civ. n. 577/2008).
Da ciò consegue l’apertura a forme di responsabilità autonome dell’Ente, che prescindono dall’accertamento di una condotta negligente dei singoli operatori e trovano invece la propria fonte nell’inadempimento delle obbligazioni direttamente riferibili all’Ente (Cass. Sez. Unite n. 9556/2002) (…)
Ciò comporta che si può avere una responsabilità contrattuale della struttura verso il paziente danneggiato non solo per fatto da personale medico dipendente, ma anche dal personale ausiliario, nonchè dalla struttura stessa. “Posto che l’obbligazione assunta dal medico nei confronti del paziente ha natura contrattuale, la responsabilità professionale per inadempimento della prestazione medica si estende certamente alla struttura sanitaria, pubblica o privata (…) né la sottoscrizione del consenso informato valga ad escludere o ad attenuare in qualunque modo la responsabilità…” (Trib. Bari n. 3304/17.07.2015)

Tale responsabilità si correla alla circostanza che il medico, che procede al trattamento, deve provvedere ad informare il paziente circa le conseguenze del trattamento medesimo e, quindi, di ottenerne previamente il consapevole e sciente consenso; la mancanza costituisce violazione tanto dell’art. 3 Cost. quanto dell’art. 13 Cost. e dell’art. 33 L. n. 833/78, nonché degli artt. 1374 e 1375 c.c. che impongono di comportarsi secondo buona fede nella formazione e nell’esecuzione del contratto.
Tale condotta omissiva di adempimento dell’obbligo di informazione circa i possibili esiti del trattamento dà luogo alla responsabilità del sanitario (e di riflesso della struttura per cui agisce) per violazione dell’obbligo del consenso informato.

Per consenso è notorio non debba intendersi la mera sottoscrizione di un modulo prestampato, bensì una compiuta ed esaustiva esposizione dei vantaggi correlati alla vaccinazione e dei rischi comunque derivabili ovvero eventuali complicazioni: “il consenso deve essere personale, specifico ed esplicito, nonché reale ed effettivo” (Cass. Civ. n. 2177/04.02.2016; Cass. civ. n. 19220/20.08.2013; Cass. civ. n. 20984/27.11.2012). “E’ onere del medico provare di aver adempiuto tale obbligazione, a fronte dell’allegazione di inadempimento da parte del paziente” (Cass. Civ. n. 19220 del 20.08.2013; Cass. civ. n. 24109/24.10.2013; Cass. civ. n. 2847/09.02.2010; Trib. Milano n. 13192/10.11.2008; Trib. Milano n. 2847/04.03.2008)
“Il medico chirurgo viene meno all’obbligo a suo carico in ordine all’ottenimento del c.d. consenso informato ove non fornisca al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni scientificamente possibili…”(Cass. Civ. n. 18334/31.07.2013) “con l’adozione di un linguaggio che tenga conto del suo particolare stato soggettivo  e del grado di conoscenze specifiche di cui dispone.” (Cass. civ. n. 19220/2013)
“A tal riguardo si è puntualizzato che non adempie all’obbligo di fornire un valido ed esaustivo consenso informato il medico che ritenga di sottoporre al paziente per la sottoscrizione un modulo generico, da cui non sia possibile desumere con certezza che il paziente medesimo abbia ottenuto in modo esaustivo le suddette informazioni.” (Cass. civ. n. 2177/04.02.2016)
“Il danno da lesione del diritto all’autodeterminazione non può che essere liquidato secondo criteri equitativi, alla stregua di un danno da perdita di chance.” (Trib. Arezzo del 16.10.2009)


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