+39 080 5227462    +39 080 2142163
segreteria.slr@didiritto.it

Codice della crisi delle imprese: rivoluzione dell’organizzazione aziendale

Avv. Manlio Lubrano

Codice della crisi delle imprese: rivoluzione dell’organizzazione aziendale

Preambolo

In una canzone ormai di molti anni fa, Edoardo Bennato cantava: “Nisida è un’isola, e nessuno lo sa”. In effetti, lo splendido isolotto nel mare di Napoli è ignoto quasi a tutti, e certo non potrà diventare una meta turistica finché vi sarà un penitenziario minorile.

Normativa

D.Lgs. n.14 del 12 gennaio 2019; art. 2086 c.c.

La questione

La nuova legge “fallimentare”, dato il suo impatto potenzialmente altissimo, prevede almeno due “tappe”: una prima parte è entrata in vigore il 14 marzo di quest’anno, mentre l’altra, più cospicua e prettamente dedicata alla disciplina delle crisi, entrerà in vigore il 16 agosto del 2020.
Le norme già vigenti apportano rilevanti novità al codice civile: non è facile sintetizzare la portata dei cambiamenti organizzativi e “culturali” richiesti alle imprese e anche ai loro creditori, ma è lecito prevedere che tra qualche tempo si vedranno effetti molto profondi nel tessuto economico e produttivo.
Il primo –e fondamentale- cambiamento richiesto a tutti gli imprenditori è di tipo organizzativo e programmatico: anche l’imprenditore individuale (cioè anche gli artigiani, i piccoli commercianti e le realtà minori) devono adottare “misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte”: vale a dire che devono attrezzarsi per monitorare l’andamento della loro attività, imparare a saper leggere i segnali di peggioramento e prevenire per tempo il dissesto. Va precisato che la parte del Codice che entrerà in vigore ad agosto 2020 introduce organismi e procedure di tipo preventivo e conciliativo per favorire i salvataggi o le chiusure tempestive e ordinate delle aziende, ma solo il tempo dirà se i percorsi individuati si riveleranno validi.
Nel frattempo, l’adozione di queste “misure idonee” potrebbe, a parere di molti, tradursi concretamente in costi aggiuntivi per gli imprenditori, i quali dovranno ricorrere ai servizi di professionisti e società specializzate per adeguarsi alla legge: l’incidenza di tali costi potrebbe essere alta per le imprese più piccole, e una soluzione potrebbe essere quella di tipo federativo-associativo o ricorrendo allo strumento del contratto di rete per dividere gli oneri.
Analoghi obblighi sono imposti a tutte le società, anche di persone e cooperative. Infatti è stato modificato l’articolo 2086 del codice civile, e oggi tutti gli “imprenditori collettivi” devono adottare un “assetto organizzativo adeguato ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative”.
In parte si tratta dell’estensione di una norma che fino a marzo scorso riguardava solo le società per azioni, e la difficoltà principale è -e resterà a lungo- quella di definire in concreto, e in ogni singolo caso, quale sia un “assetto organizzativo adeguato” di ciascuna società. A mio avviso questa parte, ancor più di quella sull’obbligo di nomina dell’organo di controllo nelle s.r.l., delle quale molto si sta parlando nelle categorie professionali dei magistrati, commercialisti ed avvocati, sarà il primo fulcro intorno ai quali si gioca il successo o il naufragio di questa (ennesima) riforma.

Perplessità

In realtà, il legislatore si è posto, sia pure in forma “soft”, un obiettivo molto ambizioso, ossia di trasformare la mentalità e le prassi organizzative delle imprese italiane, avvicinandole ai più elevati standard europei. Il punto nodale, tuttavia, è che in Italia, rispetto a Germania, Francia e Gran Bretagna, il numero delle imprese è maggiore e la dimensione media è minore: spesso si tratta di realtà familiari e comunque nate dall’iniziativa di singoli quanto brillanti imprenditori, magari bravissimi nella produzione ma poco inclini agli aspetti più burocratico-amministrativi dell’organizzazione, e in molti casi non dotati di controlli di alcun genere sulla stessa gestione economico-finanziaria.
Questa carente o cattiva organizzazione interna potrebbe domani rivelarsi fonte di conseguenze molto gravi per gli amministratori e anche per i soci, qualora la società dovesse affrontare una crisi.
Al momento il Codice sembra partito in sordina, anche se alcuni studi parlano di decine di migliaia di imprese a rischio di “impatto frontale” quando la legge entrerà a pieno regime.
Una sana prevenzione richiedere, quindi, di prepararsi per tempo agli effetti prossimi venturi: non dimentichiamo che da agosto 2020 si ragionerà sui dati dei bilanci 2019, e perciò è da subito che occorre farsi trovare pronti.


Lascia un commento