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Spese di lite e compensazione

Avv. Ebe Guerra
martello e bilancia giustizia

Spese di lite e compensazione

Preambolo

La Corte Costituzionale con la sentenza n° 77 del 19 aprile 2018 ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 92, secondo comma, cod. proc. civ.

La norma

L’art. 92 c.p.c. II° co. prevede che “Se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero.”

Tale norma era stata oggetto di riforma nel 2005, e poi successivamente nel 2014, limitandosi la compensazione delle spese secondo i noti criteri dettati dall’art. 92 II° comma c.p.c. e cioè in caso di assoluta novità della questione trattata o di mutamento della giurisprudenza rispetto a questioni dirimenti della controversia.

La questione

La Corte ha ritenuto estremamente restrittiva ed in violazione dei canoni del giusto processo la limitazione a tali tassativi casi, dell’istituto della compensazione delle spese di lite, così intervenendo sull’art. 92 c.p.c., nella parte in cui non prevede  che anche gravi ed eccezionali casi possano indurre il Giudice ad applicare la compensazione delle spese.

In proposito, la Corte ha chiarito nel corpo della sentenza che le due nominate regole hanno “carattere paradigmatico e svolgono una funzione parametrica ed esplicativa della clausola generale” e che, pertanto, va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 92, secondo comma, cod. proc. civ. nella parte in cui non prevede che il giudice, in caso di soccombenza totale, possa non di meno compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni.“

Nondimeno, resta il richiamo operato dal Giudice delle leggi all’obbligo di motivazione in funzione della corretta applicazione dell’art. 111 Cost. e delle regole del giusto processo.

La Corte ha evidenziato la rigidità delle due regole poste dal legislatore della riforma dell’art. 92 c.p.c., che in sostanza estromettevano dall’alveo delle legittime motivazioni a sostegno della compensazione delle spese, analoghe fattispecie riconducibili alla stessa ratio giustificativa. Il sopravvenuto mutamento del quadro di riferimento della causa –argomenta la Corte- è criterio connotato da un specifica ragion d’essere, rinvenibile nella alterazione dei  termini della lite senza che ciò sia ascrivibile alla condotta processuale delle parti. Ratio che tuttavia è ritrovabile in altri casi che la tassativa formulazione della norma impediva di venire alla luce nella portata applicativa, creando disparità.

Quali i casi più tipici evidenziati dalla sentenza n° 77?

Una norma di interpretazione autentica o più in generale uno ius superveniens, soprattutto se nella forma di norma con efficacia retroattiva o una pronuncia della stessa Corte, in particolare se di illegittimità costituzionale o una decisione di una Corte europea o una nuova regolamentazione nel diritto dell’Unione europea.

Tutte ipotesi che necessariamente debbono essere rimesse alla prudente valutazione del giudice della controversia.

Stesso criterio, la Corte ha applicato per l’altra ipotesi prevista dall’art. 92 c.p.c. – l’assoluta novità della questione – che è riconducibile, più in generale, ad una situazione di oggettiva e marcata incertezza, e su cui ancora non vi siano ipotesi interpretative giurisprudenziali.

Parimenti, anche in tal caso sono ipotizzabili altre analoghe situazioni di assoluta incertezza, in diritto o in fatto, della lite, parimenti riconducibili a «gravi ed eccezionali ragioni».

Prospettive

Va sottolineato come la sentenza della Corte opera un lungo e ragionato excursus della “materia” delle spese di lite, ricordandone a più riprese, i principi generali, fra cui quello di responsabilità, per cui regola generale del processo è quella secondo cui victus victori di cui all’art. 91 c.p.c., la accessorietà, ma anche soffermandosi con spunti interessanti sul funzionamento delle spese di lite in altri riti (tributario, sanzioni amministrative e cosi via).

Soprattutto, però, a cappello della stringente decisione, la Corte ha rammentato precedenti sul punto che fungono da linee guida sulla disciplina della materia come, ad esempio, quelli per cui è ben possibile – (sentenza n. 157 del 2014) − «una deroga all’istituto della condanna del soccombente alla rifusione delle spese di lite in favore della parte vittoriosa, in presenza di elementi che la giustifichino (sentenze n. 270 del 2012 e n. 196 del 1982), non essendo, quindi, indefettibilmente coessenziale alla tutela giurisdizionale la ripetizione di dette spese (sentenza n. 117 del 1999)».

Con tanto lasciando intravedere margini per ulteriori interventi sulla norma, laddove sollecitati adeguatamente.

In pillole:

Contrasta con il principio di ragionevolezza e con quello di eguaglianza l’art. 92 c.p.c.. nella parte in cui non consentiva al giudice di compensare le spese di lite del processo civile anche al di fuori delle due ipotesi nominate e tipiche, laddove vi siano analoghe ipotesi di sopravvenienze relative a questioni dirimenti o di assoluta incertezza, che presentino la stessa, o maggiore, gravità ed eccezionalità di quelle tipiche espressamente previste dalla disposizione censurata.


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