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Mifid 2 e nuovo questionario dell'investitore (Parte 2)

Dr. Luca Loiacono

Mifid 2 e nuovo questionario dell’investitore (Parte 2)

In precedente pubblicazione si è avuto agio di accennare alla fondamentale importanza rivestita dal “questionario dell’investitore” (cfr. Mifid 2), quale uno dei punti focali del rapporto tra istituzioni finanziarie e clientela.

Al fine di prevenire contenziosi e di pianificare correttamente le esigenze del consumatore, in ordine ai suoi programmi personali e professionali, oltre che alla necessità e volontà di ottenere rendimenti che egli ritiene consoni, la somministrazione del questionario è basata su una serie di domande, divise in macro aree.

Istruzione, carichi familiari, frequenza nell’aggiornarsi, rappresentano le domande preliminari.

Successivamente, al consumatore vengono posti dei quesiti “tecnici”, al fine di verificare il suo livello di conoscenza dei mercati e dei prodotti / servizi finanziari.

Giova ricordare, in tal senso, l’eliminazione (in virtù del recente aggiornamento normativo) dei c.d. “elementi auto valutativi”, col preciso intento di andare verso una maggior tutela del consumatore.

In ultimo, ma non meno importante, anzi vero e proprio fulcro dell’anamnesi, è la parte relativa agli obiettivi d’investimento, nella quale il cliente deve esplicitare chiaramente quali sono i suoi obiettivi attesi rispetto al rapporto rischio – rendimento.

Tutto ciò dovrà essere considerato scevro dalla c.d. “sindrome di avversione alle perdite”, importante implicazione psicologica, che porta il consulente finanziario ad una valutazione spesso ancor più prudente rispetto alle oggettive risultanze del questionario.

leggi la Parte 1 dell’articolo


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