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Le disuguaglianze tra gli Enti impositori e i contribuenti ai tempi del coronavirus

Avv. Ezio Mola

Le disuguaglianze tra gli Enti impositori e i contribuenti ai tempi del coronavirus

Attenzione: le informazioni del seguente articolo hanno subito delle modifiche in seguito all’entrata in vigore del D.L. n. 23/2020, c.d. Decreto liquidità.
Leggi gli aggiornamenti nell’articolo “Il Governo fa marcia indietro sul differimento dei termini previsti per l’attività degli Enti impositori

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Sono tanti e sempre crescenti i sacrifici che le istituzioni, a vario titolo, stanno chiedendo ai cittadini in questo periodo di emergenza e, per certi versi, sono sicuramente comprensibili in un’ottica di solidarietà nazionale.

Ciò che invece non si ritiene accettabile è l’ingiusto vantaggio concesso con l’art.67, comma 4, D.L. n.18/2020, ad Agenzia delle Entrate ed agli altri enti impositori con la proroga di ben due anni dei termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli enti impositori, permettendo loro, quindi, di accertare le imposte dirette, l’Iva e l’Irap dell’anno 2015 entro il 31 dicembre 2022 e non, invece, nel termine ordinario del 31 dicembre 2020 (a suo tempo, già posticipato con D.lgs n.159/2015).

È, inoltre, evidente come il legislatore abbia anche derogato quanto stabilito nello Statuto del contribuente (che impone il divieto  della proroga dei termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta) e quanto statuito dai principi costituzionali di uguaglianza e parità nel procedimento.

Altresì ingiusto appare il termine di proroga in un’ottica comparativa poiché al vantaggio per gli Enti impositori non è corrisposto nessun vantaggio paragonabile per il contribuente; quest’ultimo, anzi, deve fare i conti con una produzione normativa abnorme che ha disposto da un lato, scadenze diverse per la sospensione dei termini di versamento tributi, contributi ecc. (30 aprile piuttosto che 31 maggio) e dall’altro, scadenze diverse rispetto a quelle per gli Uffici (che hanno 45 giorni in più) per le sospensioni di udienze e atti processuali.
Tutto ciò, senza tener conto della qualità della produzione normativa che ha “limitato” la sospensione dei termini processuali al ricorso di primo grado e alla mediazione tributaria (art. 83, comma 2, ultimo periodo, D.L.n.18/2020), lasciando fuori, così, le impugnazioni (in grado di appello).

Al fine di fare chiarezza, ed anche in considerazione delle diverse circolari che la stessa Agenzia delle Entrate e i vari Tribunali stanno emanando, la sospensione dei termini non può che ritenersi generalizzata per tutti gli atti processuali e quindi anche per quelli tributari.

Le regole, così scritte ed emanate, tuttavia, non presentano caratteri di uniformità e chiarezza, quindi contribuiscono ad accrescere le criticità del sistema processuale tributario, gravandolo di ulteriori difficoltà nel computare e verificare la tempestività dei ricorsi e delle impugnazioni a carico delle parti. 
Per venire incontro ai contribuenti, il legislatore potrebbe adottare una sospensione generalizzata dei versamenti e del contenzioso tributario almeno fino al 31 maggio, considerato che già alla stessa data vi è la sospensione per tutti i contribuenti degli adempimenti tributari e di taluni versamenti (come quelli delle cartelle e dei carichi affidati al concessionario) e la sospensione delle attività di liquidazione, controllo, riscossione, accertamento e contenzioso dell’amministrazione finanziaria.

Sarebbe pertanto auspicabile che Enti impositori e di riscossione e contribuenti vengano finalmente messi sullo stesso piano, non solo dei diritti e dei doveri, ma anche  dei sacrifici e dell’apporto di ognuno in questa situazione di emergenza.


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