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La riforma del diritto fallimentare

Dr. Giuseppe Antonino Romeo

La riforma del diritto fallimentare

Preambolo

Considerata la complessità e lo stratificarsi della normativa in materia di procedure concorsuali e le continue crisi cui sono sottoposte le imprese a causa del sovraindebitamento, il Governo, ha ritenuto di procedere ad una valutazione della normativa esistente e all’analisi di eventuali proposte di riordino.

Norma

Legge Delega n.55 del 19 ottobre 2017; art. 15 R.D.16/3/1942 n. 267

La questione

La legge delega intende indicare i principi generali comuni al fenomeno dell’insolvenza che possano fungere da punti di riferimento per le varie procedure, sia pure con le dovute differenziazioni rese necessarie dalle diverse forme in cui l’insolvenza può manifestarsi. Dunque i principi enunciati dal ddl stravolgono, innanzitutto, il vecchio fallimento che viene sostituito cambiando non solo il nome ma anche il concetto di procedura sanzionatoria per eccellenza e che diventa una procedura di “liquidazione giudiziale”.

Differenza tra crisi di impresa e insolvenza

Vi è, poi, la necessità di introduzione di una definizione dello stato di crisi, intesa come “probabilità di futura insolvenza” distinta dalla nozione di insolvenza di cui all’attuale art. 5 R.D. 16/3/1942 n. 267”. L’obiettivo infatti è quello di definire il significato di «crisi di impresa» e di «insolvenza» per consentire che, effettivamente, la crisi sia il presupposto per attivare gli strumenti alternativi al fallimento previsto dalla riforma della legge fallimentare e chiarire che crisi e insolvenza non sono sovrapponibili. Sarà compito del legislatore quindi introdurre una definizione dello stato di crisi e una gamma di strumenti di diagnosi utili a garantire, sul piano effettivo e concreto, la chiarezza concettuale e la centralità dello stato di crisi nella nuova disciplina.

Il curatore fallimentare non cambia nome

Non cambierà, invece, il nome del curatore, benché non sarà più un curatore fallimentare. Il ruolo sarà simile a quello attuale, più moderno e adeguato alle novità previste dalla delega ma anche con maggiori attitudini e professionalità. La riforma, infatti, prevede di istituire un albo ad hoc che non dovrà essere istituito presso il Ministero della Giustizia ma come richiesto dalla Commissione del Senato ciascun Tribunale dovrà costituire appositi registri dei curatori, commissari giudiziali e liquidatori giudiziali pubblicati periodicamente nel sito internet del tribunale e tali professionisti dovranno essere sottoposti annualmente a valutazione da parte del tribunale, secondo modalità stabilite con decreto del Ministero della giustizia. Il ddl esplicita altresì che dovranno essere previsti i motivi di incompatibilità alla nomina di curatore dei soggetti che hanno svolto altri incarichi assunti nel succedersi delle procedure per evitare possibili conflitti. Inoltre le nomine a curatore debbono essere stabilite a rotazione.

Procedimento di accertamento della crisi

Si prevede, inoltre, che il futuro diritto della crisi dell’impresa e dell’insolvenza sia uniformato attraverso un unico procedimento di accertamento della crisi o dell’insolvenza per tutte le diverse procedure e quindi volto a far emergere le difficoltà dell’impresa e dare avvio a quella procedura più idonea secondo caratteristiche soggettive ed oggettive. Se infatti le soluzioni stragiudiziali non saranno attivate o non concluse positivamente la crisi o l’insolvenza devono trovare sbocco in ambito giudiziario. Si desume quindi che a seguito di un procedimento unitario dovrà essere l’autorità giudiziaria a classificare la sofferenza dell’impresa o del singolo debitore come crisi ovvero come insolvenza, sulla base delle possibilità di recupero economico.

In pillole

Le liquidazione giudiziale sostituisce il fallimento, del quale conserva naturalmente le caratteristiche essenziali, ma con i miglioramenti nella direzione della maggiore rapidità, elasticità ed efficienza che costituiscono una delle finalità della riforma.


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