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Indagini investigative nella verifica dei permessi retribuiti ex Legge 104/92

Luigi Bonacci

Indagini investigative nella verifica dei permessi retribuiti ex Legge 104/92

In quest’articolo passiamo in rassegna una delle indagini in ambito aziendale che rientrano nella fattispecie di tutela delle risorse umane e del patrimonio aziendale da parte del datore di lavoro/committente.

QUADRO NORMATIVO LEGGE 104/92

Con l’entrata in vigore della Legge 5 febbraio 1992 n.104, il legislatore ha voluto tutelare e garantire alla persona disabile il pieno rispetto della sua dignità, della libertà ed autonomia, promuovendo la sua piena integrazione nella famiglia e nella vita sociale.

Nel corso degli anni tale legge quadro ha subìto varie modificazioni, vedi la più recente legge 114/2014 e le istruzioni I.N.P.S., circolari 10/2015 e 127/2016, che ne hanno accresciuto il suo valore di promozione e tutela della persona disabile, definendo i diritti e le linee guida di assistenza, al fine di riempire quel vuoto normativo che impediva alla persona con handicap di partecipare in modo autonomo alla vita sociale e di poter realizzare a pieno quelli che sono i diritti fondamentali di ogni persona.

Per ogni particolare in merito si rinvia ad una attenta analisi del suddetto dato normativo, con particolare riferimento all’uso non corretto e/o abuso dei permessi che vengono richiesti e riconosciuti ai lavoratori a cui la legge ne da il diritto.

È ovvio che la concessione di tali permessi hanno la nobile finalità di equiparare la persona disabile a tutta la collettività.

Tale finalità sociale non viene sempre percepita dai richiedenti che utilizzano tali concessioni per scopi meramente personali, andando ad inquinare non solo l’immagine dell’azienda per cui   lavorano ma anche l’intera comunità che si avvale di tale mezzo per tutelare e garantire il disabile.

Per garantire il controllo sull’uso legittimo dei permessi, il datore di lavoro anche in ottemperanza a quanto previsto dalla Legge n.300 del 1970 artt.2-3 e 4, ha a disposizione due mezzi:

  1. Verifiche da parte dell’I.N.P.S.;
  2. Verifiche da parte delle agenzie investigative private autorizzate.

Essendo questo articolo, stilato dal sottoscritto che nell’ambito dall’agenzia investigativa “Janus Investigazioni s.r.l.” svolge l’attività professionale di investigazioni, focalizzeremo l’attenzione sulle attività tipiche ed atipiche svolte a seguito di un approfondito studio delle citate leggi e delle circolari I.N.P.S., nonché da un’attenta disamina delle sentenze che hanno appunto riguardato tale attività d’indagine.

IL CICLO INVESTIGATIVO

Nel gergo dell’investigatore privato s’intende con “ciclo investigativo” l’attivazione di quel meccanismo che parte dal conferimento dell’incarico da parte del Committente (in questo caso il datore di lavoro) e si conclude con l’eventuale testimonianza in Tribunale da parte dello stesso che conferma l’attività d’indagine svolta.

Prima fase Conferimento dell’incarico

In questa fase avviene il conferimento dell’incarico da parte del datore di lavoro che in ottemperanza alla Legge 300/70, fornisce tutto il materiale informativo e fotografico riguardante il dipendente:

  • nominativo (eventuali foto);
  • dati anagrafici (sia del dipendente che dell’assistito);
  • residenza (sia del dipendente sia dell’assistito);
  • date richieste per la fruizione dei permessi.

Nell’atto di conferimento d’incarico vengono specificate da parte del datore di lavoro, la finalità e lo specifico diritto che lo stesso intende tutelare con l’attività investigativa ed il ragionevole sospetto che tale diritto venga violato dal dipendente.

È importante per l’investigatore privato che l’incarico venga conferito in largo anticipo (due o tre giorni) rispetto all’inizio dell’attività, al fine di poter effettuare accertamenti e sopralluoghi tali da facilitarne l’attività operativa.

Seconda fase “Accertamenti vari”

L’investigatore privato effettua accertamenti preliminari, anche con la consultazione di Banche Dati, allo scopo di acquisire una serie d’informazioni utili per poter operare in modo efficace nelle giornate di effettiva fruizione dei permessi.

Indispensabile è anche effettuare sopralluoghi sia nei pressi del domicilio del lavoratore sia in quello dell’assistito, dai quali si può essere al corrente:

  • delle autovetture utilizzate dal dipendente e dell’assistito, nonché dai familiari che con gli stessi convivono;
  • i punti d’accesso delle abitazioni del lavoratore e dell’assistito al fine di escludere eventuali “vie di fuga” ovvero gli accessi secondari;
  • eventuali attività lavorative “secondarie” svolte dal lavoratore;
  • tramite la consultazione dei social network quali Facebook, Instagram ecc. si cerca di appurare inoltre se nelle date di fruizione dei permessi, lo stesso possa prendere parte ad eventuali eventi culturali o ricreativi;
  • eventuali altri domicili nei quali il lavoratore o l’assistito si potrebbero recare nelle giornate di fruizione dei permessi (ad esempio nel caso un figlio/a dello stesso risiede in un’altra località per motivi di studio o di lavoro, dimore di svago, ecc.)
Terza fase “Attività operativa

In questa fase l’investigatore privato effettua l’attività investigativa vera e propria che consiste in quella serie di operazioni cosiddette “atipiche” nelle quali si annoverano:

  • l’appostamento;
  • il pedinamento;
  • l’acquisizione di video e/o fotografie.

In questa tipologia d’indagine, l’appostamento viene effettuato dislocato due unità operative, nell’intero arco giornaliero. Una nei pressi dell’abitazione del dipendente e l’altra nei pressi dell’abitazione dell’assistito.

Tale attività atipica è importantissima ai fini dell’indagine in quanto le attività successive (pedinamento ed acquisizione video fotografica) sono propedeutiche alla stessa.

Per questo motivo è importante mantenere durante questa fase una buona dose di pazienza ed avere una condotta il più possibile anonima, sia nel modo di vestire sia nella scelta dell’autovettura utilizzata che non dovrà essere appariscente ed anche, con l’alternarsi degli operatori.

Questa fase è al contrario di quanto si possa pensare, molto dispendiosa per l’investigatore privato in quanto lo stesso deve canalizzare tutta la sua attenzione osservando in modo continuativo un unico obiettivo, evitando quindi le molteplici distrazioni provenienti dall’ambiente in cui opera.

L’attività di pedinamento può essere effettuata in due modi: pedinamento in auto o pedinamento a piedi; nel caso specifico, l’uso degli apparati G.P.S. è legalizzato (D.M. 1 dicembre 2010, n.269).

In entrambe le tipologie occorre una elevata preparazione logistica da parte dell’investigatore che dovrà osservare tutti i movimenti effettuati della persona attenzionata (dipendente e/o assistito) senza, allo stesso tempo, rischiare di venire scoperto dallo stesso.

Durante le precedenti attività atipiche, avviene anche l’acquisizione video/fotografica delle attività svolte dal dipendente.

Questa attività rappresenta il fulcro dell’attività investigativa, in quanto le attività giornaliere svolte dal dipendente vengono documentate e quindi potranno essere utilizzate ai fini giudiziari. 

Quarta fase “Relazione investigativa

Se la precedente fase operativa rappresenta il “contenuto” dell’indagine, la relazione investigativa rappresenta il “contenitore” nella quale tale attività viene catalogata e descritta.

Nella relazione investigativa vengono, in modo minuzioso, descritte tutte le attività svolte dal dipendente durante la/le giornate in cui lo stesso ha fruito dei permessi previsti dalla Legge 104/92.

Tale descrizione viene effettuata in modo obiettivo ed imparziale, senza aggiungere commenti o considerazioni personali.

La descrizione dei fatti avvenuti durante le 24 ore d’indagine viene corredata dai rilievi fotografici effettuati durante la fase operativa. 

Quarta fase “Consegna del dossier investigativo

In questa fase avviene la consegna al Committente del dossier investigativo corredato da fotografie.

Oltre alla consegna del dossier, l’investigatore espone al cliente Committente, verbalmente e sinteticamente, tutta l’attività svolta, dichiarandone l’esito.

Quinta fase “Testimonianza in Tribunale

In questa fase l’investigatore privato o anche gli altri operatori che hanno preso parte all’indagine, depongono, sia nel corso di procedimenti civili sia penali, in qualità di teste, confermando tutta l’attività operativa svolta e descritta all’interno del dossier investigativo.


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