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Contratti a termine nel pubblico impiego reiterati senza giustificazione. Diritto al risarcimento

Avv. De Rosas Vittorio - Dr.ssa Tiziana Loiodice - Dr. Luigi Gattullo

Contratti a termine nel pubblico impiego reiterati senza giustificazione. Diritto al risarcimento

Preambolo:

La signora Adele Colietti (nome di fantasia) ha lavorato, in virtù di diversi contratti di lavoro a tempo determinato susseguitesi nel corso del tempo in modo continuativo, alle dipendenze di un Asl dal settembre 2008 all’agosto 2011. Ritenendo illegittima tale continua reiterazione del contratto lavorativo a termine senza alcuna giustificazione, ha presentato ricorso chiedendo la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato nonché il risarcimento danni derivante dalla “perdita di chance di una occupazione alternativa migliore”.

Riferimenti normativi:

D.lgs. 368/2001
D.lgs. 165/2001
Legge 604/1966
Legge 183/2010
Direttiva n. 1999/70/CE

La questione:

Il caso di specie, unitamente ad altri analoghi, è stato oggetto di recenti sentenze del Tribunale di Bari, il quale ha parzialmente accolto le domande presentate, riconoscendo alla ricorrente ed ai suoi colleghi il diritto al risarcimento del danno richiesto, negando, a norma dell’art. 36,comma 5, D.lgs. 165/2011, la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato. In riferimento al quantum, Il Giudice del Lavoro ha accordato ai ricorrenti indennità pari a tre mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto oltre interessi e rivalutazione monetaria, come previsto dall’art. 32, comma 5, D.lgs 183/2010, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art.8 della L. 604/1966.
Tali decisioni non si discostano da quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.5072/16, nella quale la S.C. afferma il seguente principio: “[…] il dipendente che abbia subito l’illegittima precarizzazione del rapporto di impiego, ha diritto, fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a indeterminato, al risarcimento del danno con esonero dall’onere probatorio[…]”.
E’ evidente come, i principi di cui innanzi, concretano il diritto del dipendente ad ottenere condanna per l’ente pubblico che reiteri contratti di lavoro a termine, senza giustificare tale decisione (in violazione del D.lgs. 368/2001), a risarcire i lavoratori rimasti precari.
Si precisa che al dipendente pubblico spetterebbe, ex art. 32, comma 5, L. 183/2010, un’indennità compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione, sempre avendo riguardo ai criteri indicati nell’art.8 della L. 604/1966.
Stesse buone notizie sono previste per i dipendenti privati che, oltre ad avere il diritto al risarcimento del suddetto danno, hanno anche diritto ad ottenere la trasformazione del contratto da tempo determinato a indeterminato; quest’ultima possibilità è infatti, come detto, esclusa nell’ambito dei contratti di pubblico impiego dato che in tale settore vi si può accedere solo tramite concorso.


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