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Conto Corrente di Corrispondenza e vicende successorie: la doverosità del comportamento prudenziale dell’Intermediario

Dr. Giuseppe Antonino Romeo

Conto Corrente di Corrispondenza e vicende successorie: la doverosità del comportamento prudenziale dell’Intermediario

Cosa succede se la Banca non procede allo svincolo delle somme giacenti sul conto corrente del de cuius in favore dell’erede universale individuato con testamento olografo?
Tempo fa, ebbi modo di esaminare, nella mia qualità di consulente finanziaria dell’EREDE, la questione introdotta dalla domanda all’incipit. Occorre precisare che il predetto testamento era stato impugnato dagli eredi legittimi , in quanto ritenuto lesivo della quota successoria di relativa spettanza.
Sono stato chiamato, come dicevo, ad interessarmi dell’ aspetto bancario, stavolta strettamente connesso, tuttavia, con quello “legale”.
Il Cliente, comunque sia, domandava certezze e desiderava sapere cosa avrebbe potuto fare, visto che la Banca non svincolava nessuna somma depositata sul C/C/C, della quale somma- a suo dire- il Cliente si considerava “legittimo proprietario”.
Al tempo, tra l’altro, emergeva incontrastato l’orientamento secondo il quale, in seguito al decesso del correntista, allorquando sia stato formalmente impugnato il testamento da parte degli eredi legittimi pretermessi, la banca “è tenuta a non soddisfare le richieste di svincolo del saldo attivo di conto corrente” dell’erede testamentario; non solo: sembrava altresì altrettanto chiaro che il decesso del titolare desse luogo all’estinzione del rapporto di conto corrente, in quanto riconducibile al rapporto di mandato;.
Da queste precedenti notazioni, consegue che, in caso di pluralità di eredi si instauri necessariamente “ la comunione ereditaria”, con riferimento al credito rappresentato dal saldo attivo del conto corrente, e per ciò stesso occorra una disposizione congiuntamente impartita da tutti i coeredi per la liquidazione di tale saldo attivo. Questo constava e consta. Ed avevo il dovere di dirlo al mio Cliente!
Cosa fare, allora? Scelsi, eticamente e responsabilmente, di convincerlo, deducendo a sostengo ogni spiegazione che gli evitasse costose procedure e, forse, anche liti. Sostenni, contro le sue aspettative, che l’operato della banca era da considerarsi corretto.
La Banca, infatti,- non avendo ricevuto notizia dell’avvenuta conclusione della successione legittima e della conseguente divisione della massa ereditaria, né avendo ricevuto autorizzazione alcuna dai presunti coeredi- non era tenuta a corrispondere alcuna somma, neppure a titolo di quota disponibile, all’erede testamentario: anzi, ove l’avesse fatto, il suo comportamento sarebbe stato valutabile agli effetti di una lesione di diritti e/o interessi legittimi e, quindi, chiamata a rispondere dell’improvvida leggerezza.
Tra l’altro persuasi il Cliente che dalla Sua vicenda avremmo tutti tratto un principio di tutela, rinvenientesi nell ’’obbligo per le banche- nel caso del decesso di un proprio correntista- di osservare una condotta protettiva dei diritti ed interessi di tutti gli eredi, autorizzando movimentazioni del conto solamente in presenza di un quadro successorio chiaro e definito, senza incorrere nel rischio di compromettere l’asse ereditario”.
Notai, infatti, la differenza con un altro caso, capitatomi qualche mese prima, relativo ad un rapporto cointestato a “firme disgiunte”. Qui l’effetto estintivo non si produce, poiché in tal caso l’evento morte di uno dei contitolari non porta allo scioglimento del rapporto .
Il cointestatario superstite può infatti continuare, infatti, a utilizzare il conto dovendosi riconoscere piena continuità, pure successivamente alla morte di uno dei cointestatari, “dell’efficacia del patto di firma disgiunta e quindi della potestà di compiere operazioni disgiuntamente anche oltre le rispettive quote” .
La considerazione è fondata da un orientamento univoco dell ‘ABF in materia e comunque si fonda sull’art. 1854 c.c., che individua nell’ipotesi di conto a firma disgiunta un caso di obbligazione solidale. Pertanto, nel caso di morte del cointestatario, il vincolo solidale persiste e la facoltà di disporre del saldo deve essere riconosciuta tanto al contitolare superstite quanto agli eredi del cointestatario deceduto.


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