+39 080 5575629    +39 080 2142163
segreteria.slr@didiritto.it

Sinistro con animali in autostrada: chi paga i danni?

Avv. Saltarelli Carla

Sinistro con animali in autostrada: chi paga i danni?

Preambolo

La Corte di Cassazione con una recente pronuncia (n. 11785/2017) si occupa nuovamente della tematica relativa agli incidenti stradali provocati da animali selvatici e, segnatamente quelli che si verificano a causa degli stessi in autostrada.
La particolare destinazione della rete autostradale a consentire il traffico veicolare a velocità sostenuta, impone certamente da parte della società proprietaria e/o concessionaria l’adozione di standard di sicurezza più elevati ed un controllo più penetrante in funzione della prevenzione ed eliminazione delle eventuali cause di pericolo per gli utenti, che ricordiamo, pagano anche un salato pedaggio.

Riferimenti normativi

L’art. 2051 codice civile “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.”

La questione

Il caso approdato in Cassazione riguardava un incidente avvenuto su un tratto dell’autostrada Milano Genova provocato da un capriolo che, provenendo dalla carreggiata opposta, aveva saltato il divisorio centrale ed aveva improvvisamente attraversato la carreggiata proprio nel momento in cui sopraggiungeva l’automobilista che non ha potuto quindi evitare l’impatto.
La Corte di Appello di Milano, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda di risarcimento dei danni proposta dall’automobilista ed escludeva la responsabilità della società concessionaria dell’autostrada ex art. 2051c.c., attribuendo rilevanza decisiva alla circostanza che la rete di recinzione esterna alla rete autostradale – così come anche accertato dalla Polizia Stradale intervenuta – era risultata del tutto integra. Riteneva quindi non dovuto il risarcimento dei danni all’automobilista avendo il concessionario della rete autostradale/custode dato prova del caso fortuito.
La Corte di Cassazione invece ha totalmente ribaltato il ragionamento del giudice di merito, ritenendo tale circostanza assolutamente non idonea a configurare il caso fortuito, inteso come fattore esterno attinente alle modalità di causazione del danno, semmai, tale circostanza ad avviso della Corte, confermava che il danno non era stato determinato da un fattore esterno ed imprevedibile, ma era conseguenza dell’inefficace esercizio dei poteri di sorveglianza della cosa da parte della società concessionaria dell’autostrada.
La Suprema Corte rifacendosi a principi oramai consolidati ha ribadito che la responsabilità per i danni cagionati dalle cose in custodia prevista dall’art. 2051 c.c. ha natura oggettiva, prescinde dall’accertamento di colpa – atteso che il custode negligente non risponde in modo differente dal custode perito e prudente- trovando il suo fondamento nell’esigenza che colui che trae profitto dalla cosa assuma su di sé anche il rischio per i danni che la cosa medesima possa provocare a terzi. La natura oggettiva della responsabilità presuppone unicamente l’esistenza del nesso causale tra l’evento dannoso e la cosa nonché la sussistenza di una relazione custodiale tra la cosa ed il soggetto titolare del potere di custodia – inteso quale potere di controllo su di essa al fine immediato di eliminare situazioni di pericolo che siano sopraggiunte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa medesima – cui la responsabilità viene imputata.
Il danneggiato deve unicamente provare che tale incidente si è verificato in autostrada come diretta conseguenza della collisione con l’animale.
La società che gestisce la rete autostradale, per vincere la presunzione di responsabilità, dovrà invece provare che l’ingresso dell’animale sulla carreggiata dell’autostrada è stato determinato da un fatto imprevedibile, inevitabile ed estraneo alla sua sfera di custodia, idoneo ad interrompere il nesso di causalità tra l’evento dannoso e la cosa custodita, come per esempio l’abbandono dell’animale da parte di terzi o il danneggiamento della recinzione da parte di vandali non riparato tempestivamente.
In assenza di positiva prova del caso fortuito la Società concessionaria deve risarcire il danno patito dall’automobilista.
La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio alla Corte di Appello di Milano che nella decisione dovrà uniformarsi ai seguenti principi di diritto.


Lascia un commento