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Medici, clienti e WhatsApp: un triangolo molto complicato

Dott. Davide Bottalico
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Medici, clienti e WhatsApp: un triangolo molto complicato

Preambolo

In Italia assistiamo ad un nuovo trend in ascesa: l’uso di WhatsApp tra pazienti e medici per comunicare.
WhatsApp è una App di messaggistica che permette di scambiare dati e messaggi in maniera rapida e diretta.
La rapidità con cui è possibile raggiungere il proprio medico tramite l’App di messaggistica è sfruttata oggi anche per inviare informazioni riguardo al proprio stato di salute.

Tutto ciò si evince da uno studio realizzato dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. Secondo la ricerca, i medici che utilizzano WhatsApp per comunicare con pazienti sono il 42%.
I dati sono significativi anche per un altro aspetto: il 29% degli intervistati, che non sfruttano l’App di messaggistica per relazionarsi con i pazienti, ha dichiarato che ha intenzione di servirsene in futuro .

La questione

L’utilizzo di WhatsApp nel contesto di un rapporto medico-paziente racchiude in sé numerosi possibili vantaggi: primo fra tutti quello di poter facilitare e semplificare il contatto medico-paziente, favorendo la continuità del rapporto.
Questo, ad esempio, risulterebbe particolarmente efficace ed utile in soggetti con patologie croniche che comportano cure protratte e/o ripetute ospedalizzazioni.
La App offre inoltre la possibilità di scambiarsi file come referti clinici, ricette, esami diagnostici, etc.

Se da una parte ci sono dei vantaggi, l’utilizzo di WhatsApp in questo ambito nasconde però ancora diversi pericoli.
Il primo riguarda la sicurezza delle conversazioni e dei dati scambiati, che potrebbero essere intercettati dagli hacker.
Il secondo, invece, ruota attorno all’attendibilità dei referti: si pensi ad esempio ad una lastra RX o ad una immagine ecografica che potrebbero apparire alterati rispetto all’originale dal momento che l’App comprime le immagini per alleggerirle.

Un aspetto che assolutamente è degno di approfondimenti è quello relativo agli obblighi/doveri del medico derivanti dalle richieste del paziente tramite WhatsApp; si pensi agli articoli del codice deontologico medico applicato alle conseguenti responsabilità da malpracticemedica più sensibili al tema ovvero: doveri di intervento, riservatezza e trattamento dei dati, prescrizione e diagnosi, rifiuto della prestazione, continuità delle cure, obblighi di informazione ed assistenza in caso di urgenza.
I pazienti infatti non hanno la stessa percezione di un medico riguardo la rilevanza di una sintomatologia e il poter disporre di un accesso al medico facile e continuativo potrebbe comportare richieste di pareri clinici e indicazioni terapeutiche attraverso WhatsApp in assenza di motivi validi di urgenza.
Questo comporta ricadute sia sul piano professionale del medico che nell’ambito della responsabilità medico-legale, non risulta infatti definito se il medico abbia l’obbligo di rispondere a richieste di consultazione online e in quali tempi (esponendolo a conteziosi legali) e inoltre, interferirebbe negativamente sulla vita personale e familiare in quanto potrebbe essere contattato anche in momenti destinati al riposo.

Una ulteriore criticità rilevante riguarda la tutela della privacy. WhatsApp benché in grado minore rispetto ad altri social network, rende disponibili agli utilizzatori alcune informazioni sensibili relative all’interlocutore, in particolare: immagine del profilo, messaggio di stato, ora dell’ultimo collegamento, situazione di stato e non per ultimo le spunte blu che confermano la lettura dei messaggi al mittente.

La disponibilità di questi dati, da cui è possibile desumere abitudini personali (ora di sveglia, ora in cui si va a dormire, abitudini e frequenza di collegamento, ecc.) può creare un illusorio sentimento di confidenza o fornire elementi di critica e controllo.

Occorre quindi particolare attenzione a mantenere i propri ruoli in caso d’impiego di tecnologie che forniscono occasioni per ridurre le usuali distanze professionali.

I clinici, in particolare, dovrebbero mantenere un atteggiamento di cautela nell’avviare una conversazione mediante WhatsApp con un paziente, vista la possibilità di fraintendimenti rispetto alla partecipazione del sanitario a una dimensione di vita privata fuori dalla pratica clinica.
Infine, va da sé la considerazione che vale per tutti i supporti tecnologici in ambito medico, ossia che essi devono rappresentare un sostegno all’ attività medica ma mai sostituire le interazioni reali tra medico e paziente.


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