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Le Zone Economiche Speciali nelle prospettive di crescita del Territorio

Avv. Danilo Piscopo

Le Zone Economiche Speciali nelle prospettive di crescita del Territorio

L’analisi dei modelli di sviluppo di Paesi come Irlanda, Polonia e Lituania (per un raffronto in ambito UE) e Marocco ed Egitto (per avere una prospettiva che consideri il bacino del Mediterraneo) ma finanche cinese con zone franche create quasi dal nulla, ha dimostrato che le maggiori percentuali di crescita economica del tessuto produttivo si sono registrate nell’ambito di quei territorio che hanno visto il sorgere di zone economiche speciali che hanno costituito il volano per lo sviluppo dell’economia attraverso l’ideazione di questi poli di attrazione degli investimenti e di creazione di stabilimenti produttivi in grado di determinare percentuali di incremento del PIL decisamente superiori rispetto a quelle registrate nel resto delle Nazioni in cui sono state insediate.
Di qui la considerazione che le ZES possano rappresentare una concreta opportunità di sviluppo per quei territori, come il Mezzogiorno d’Italia caratterizzati da una notevole arretratezza economica.
L’idea di istituire le zone economiche speciali prevede l’individuazione di un modello di sviluppo che favorisca l’implementazione della produzione attraverso un percorso di crescita che veda impegnate le imprese insediate nelle ZES a guardare verso orizzonti diversi rispetto al mercato interno e che implementino la propria vocazione all’export quale fattore di sviluppo ben più ampio rispetto alla soddisfazione di un mercato domestico caratterizzato da una domanda stagnante e non in grado di sostenere da sola l’economia del Paese.
In tale prospettiva lo sviluppo delle zone economiche speciali è strettamente legato ai porti quali infrastrutture di riferimento in grado di permettere alle imprese produttrici insediate nelle aree di perimetrazione delle ZES il collegamento con i mercati globali.
Non vi può essere sviluppo della produzione senza la presenza di infrastrutture che permettano il collegamento con i paesi di destinazione delle merci che verranno prodotte nelle ZES.
Da questo punto di vista i porti rappresentano lo snodo nevralgico per l’esportazione della maggior parte dei prodotti.
L’intero territorio svolgerà un ruolo strategico a supporto delle imprese localizzate nelle aree ZES dal momento che l’intero sistema produttivo dovrà fornire l’indispensabile supporto in un’ottica di crescita non già della singola azienda, bensì dell’intera economia del Territorio.
Da questo punto di vista valore notevole rivestirà la scuola chiamata a formare tecnici in grado di supportare le produzioni, così come l’intero apparato amministrativo che opera sul territorio.
La semplificazione delle procedure e lo snellimento degli iter burocratici, dietro l’indispensabile regia dell’Autorità di Sistema Portuale di riferimento per ciascuna ZES, rappresenterà una delle criticità da superare affinché le zone economiche speciali italiane possano assolvere al ruolo fondamentale di attrarre investitori esteri.
La disponibilità degli Enti locali, già espressa in sede di elaborazione del piano strategico, dovrà essere effettiva e concreta, così come quella delle Autorità doganali che dovranno proseguire nel loro processo di semplificazione già avviato attraverso strumenti quali lo sportello unico doganale ed il pre-clearing.
Fondamentale importanza, infine, sarà riservata alla gestione delle aree di sviluppo industriali affinché vi sia la possibilità di ottimizzare le risorse anche attraverso il riutilizzo del patrimonio immobiliare già edificato e degli insediamenti improduttivi, utile per ridurre i tempi di avvio delle ZES e di ottimizzazione dell’uso delle risorse verso la produzione la crescita del nostro Territorio.