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Acquisti On-Line: siamo realmente tutelati?

Avv. Gabriella Panaro

Acquisti On-Line: siamo realmente tutelati?

L’acquisto di beni on line rientra tra quelli cosiddetti “a distanza”, ovvero effettuati senza la contestuale presenza, in un medesimo luogo fisico, di venditore e compratore. In ragione di queste particolari modalità, è richiesta una disciplina particolare a tutela del compratore che sceglie e compra senza poter visionare direttamente e contestualmente il bene acquistato.
Le due modalità di acquisto online maggiormente diffuse nella prassi sono:
1 . quelle fatte dal compratore mediante un ordine inoltrato, previa registrazione, al sito di e-commerce del venditore, del produttore o del  distributore del bene.
2. quelle fatte dal compratore attraverso l’accesso a piattaforme tecnologiche di proprietà di terzi sulla quale i venditori, mediante l’apertura di un proprio account ospitato sulla piattaforma stessa, hanno la possibilità di offrire in vendita on-line oggetti di loro proprietà (di ogni genere e sorta) e i potenziali acquirenti possono ricercare e acquistare – sempre on-line – i beni che desiderano acquistare. Si pensi ad Amazon e eBay, le più note piattaforme di vendita comunemente definite marketplace.
Per quanto concerne i consumatori digitali, in caso di ricevimento di un prodotto difettoso, l’acquirente può sempre avvalersi del cd. diritto di ripensamento previsto dall’art. 52 del Codice del consumo (D. Lgs. n. 206/2005) che gli consente di recedere dal contratto di acquisto senza alcuna penalità e senza dover specificare il motivo: il recesso deve essere comunicato per iscritto al venditore, con raccomandata a/r, PEC o fax, entro 14 giorni lavorativi dal ricevimento della merce ed entro i 14 giorni successivi il consumatore, a fronte della restituzione della merce, ha diritto al rimborso del prezzo pagato.
Dell’esistenza di tale diritto – e dei modi per esercitarlo – il consumatore deve essere informato dal venditore prima di acquistare la merce e conseguentemente la legge prevede che nei siti di e-commerce, prima di poter accedere alla procedura di pagamento, debba essere riportata, in modo chiaro e intellegibile, l’informativa sul diritto di recesso – con allegato un modello scaricabile e stampabile già parzialmente precompilato – che il consumatore dichiara di conoscere ed accettare flagando il corrispondente pulsante attivo prima di procedere alla fase del pagamento.
Oltre a ciò, il consumatore digitale, al pari di ogni altro consumatore, può sempre, a sua scelta, chiedere la riparazione o sostituzione del prodotto – senza spese – o una riduzione adeguata del prezzo o infine la risoluzione del contratto secondo quanto previsto dal Codice del consumo.
Vi sono, poi, acquirenti digitali professionisti, per i quali non è previsto un equivalente diritto di ripensamento e pertanto, a tutela del compratore che voglia contestare vizi e difformità del bene acquistato, trovano applicazione le regole generali sui vizi della merce contenute negli artt. 1490 ess. del codice civile.
Tali norme – in estrema sintesi – prevedono che allorquando la merce acquistata presenta difetti tali da renderla inidonea all’uso a cui è destinata, o è difforme rispetto alle qualità promesse, il compratore può, a sua scelta, domandare la risoluzione del contratto –con restituzione della merce e ottenimento del rimborso – ovvero la riduzione del prezzo corrisposto.
Ha però l’onere di denunciare per iscritto al venditore i vizi entro il termine di 8 giorni dalla loro scoperta, termine che decorre dalla data di consegna del bene se i vizi sono palesi.
Ci si chiede ora se i diritti che spettano all’acquirente digitale – consumatore o professionista – oltre che nei confronti del venditore, possono essere fatti valere anche nei confronti del terzo proprietario della piattaforma digitale attraverso la quale il bene sia stato eventualmente venduto.
Và precisato che il marketplace funge da luogo virtuale ove sono ospitati gli annunci contenenti le offerte commerciali dei venditori: il gestore proprietario del portale non vende nulla ma si limita a fornire ai venditori il godimento di uno spazio virtuale sulla sua piattaforma – cd. hosting – ed eventualmente a fornire alcuni servizi ulteriori quali la gestione dei sistemi di pagamento e/o la spedizione della merce.
Non essendo parte del contratto di vendita, il titolare del marketplace non può essere quindi chiamato a garantire per i vizi e i difetti del bene compravenduto attraverso la “intermediazione” della sua piattaforma.
Tuttavia il proprietario del marketplace ha alcuni doveri informativi e “di controllo” che deve porre in essere se non vuole incorrere in una responsabilità extracontrattuale nei confronti degli acquirenti.
In primo luogo deve evidenziare in maniera chiara – e agevolmente percepibile già dal primo contatto con il sito – la circostanza che i beni presentati sulla sua piattaforma sono venduti da soggetti terzi distinti e indipendenti dal proprietario della piattaforma medesima.
Inoltre, le Linee guida per l’applicazione della Direttiva 2011/83/UE – contenente le ultime modifiche al Codice del consumo – hanno chiarito che anche le piattaforme di vendita sono chiamate in solido coi venditori a rispettare l’obbligo di fornire all’acquirente alcune imprescindibili informazioni tra le quali – si citano le principali – le caratteristiche più rilevanti del prodotto, tutti i dati anagrafici e di contatto del venditore, il prezzo, i costi ulteriori, tempi e modalità del diritto di recesso, l’esistenza e le modalità di esercizio della garanzia legale.
In ossequio a questi obblighi, il gestore del marketplace ha quindi il dovere di assicurarsi che sulla piattaforma on line siano debitamente pubblicate, a cura dei venditori inserzionisti, tutte le informazioni richieste a tutela dei contraenti on-line: i venditori ospitati sul marketplace sono ritenuti, rispetto alla piattaforma stessa, dei “fornitori di contenuti”.


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